Nascosta in mezzo ai campi, tra grandi alberi autoctoni e rigogliosi arbusti, sorge la Cappella dei Morti di San Martino. Fu costruita sui resti dell’antico cimitero e sulle rovine di un’altra santella.
Gli abitanti di Trignano la edificarono come ex-voto per essere sopravvissuti all’epidemia di colera del 1836. In ricordo dell’evento, sulla facciata si leggeva: “Il colera devastava i vicini e a quei di Trignano che hai qui sepolti pregavan riposo perdonava”.
La cappella presenta un ingresso ad arco, che conduce a un unico ambiente rettangolare, caratterizzato dal pavimento in cotto. L’altare è protetto da un cancello in ferro ed è decorato da un affresco, raffigurante San Martino in sella ad un cavallo. Il santo è intento a tagliare il suo mantello per donarlo a un povero. Sopra il dipinto si intravede la scritta “Iste puer magnus coram domino” (Questo bambino è grande agli occhi del Signore).
Un particolare architettonico interessante è la pasèrera (passerera): la torre, costruita postuma, adibita alla caccia degli uccelli. Gli animali si infilavano nei buchi disposti con ordine sui quattro lati, e il cacciatore (o uccellatore) entrava all’interno e li catturava.
SAN MARTINO
San Martino era un abile soldato, tanto che il suo nome significa Piccolo Marte, in onore del dio della guerra.
La leggenda narra che una notte, durante la ronda, San Martino vide poco lontano un mendicante che tremava dal freddo. Il soldato sfoderò la spada e tagliò in due il proprio mantello. Ne donò metà al mendicante, che poté coprirsi e scaldarsi.
Si dice che mentre compiva questo gesto, il cielo si schiarì e il freddo cessò.
Nacque così l’estate di San Martino, ovvero quel periodo di novembre in cui, dopo i primi freddi autunnali, il sole torna a riscaldare l’aria per qualche giorno.